Scheda Google e recensioni per psicologi: gestirle nel 2026
Lettura 8 min · AstraLoop Studio
Chi cerca uno psicologo raramente parte da un sito internet. Digita "psicologo" più il nome del quartiere o della città, e Google mostra prima la mappa con tre o quattro nomi, orari, numero di telefono e recensioni. Il sito, se c'è, arriva dopo. Per questo la scheda Google (il tuo Google Business Profile) è spesso il primo vero contatto con lo studio, prima ancora della prima seduta, prima ancora di un'email.
La keyword che porta qui, google business profile psicologo, nasconde una domanda molto pratica: come si gestisce questa scheda quando il settore in cui lavori ha regole di comunicazione più strette di quasi ogni altro? La risposta parte da un vincolo che va messo subito sul tavolo, non alla fine dell'articolo.
Il vincolo che cambia tutto: comma 525 e codice deontologico
Il comma 525 della Legge 145/2018 ammette, per le professioni sanitarie, solo comunicazioni funzionali e informative: tipo di prestazioni, titoli, specializzazioni, struttura e finalità dell'attività. Vieta espressamente elementi promozionali o suggestivi. Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani va oltre e vincola la comunicazione all'informazione corretta e non suggestiva, vietando in modo esplicito di sfruttare lo stato di bisogno di chi legge. La vigilanza è degli Ordini, e le interpretazioni tra un Ordine regionale e l'altro possono variare: nei casi dubbi, il consiglio più sensato resta chiedere direttamente al proprio Ordine.
Detto questo, il vincolo non significa che la scheda Google debba restare vuota o anonima. Significa costruirla con un obiettivo diverso da quello che avrebbe un'attività commerciale qualsiasi: non convincere, ma informare bene chi sta già cercando. Chi arriva sulla tua scheda non va persuaso con un'offerta. Va aiutato a capire, in pochi secondi, se sei la persona giusta a cui rivolgersi.
Categoria e prestazioni: la parte che quasi nessuno cura
La categoria principale su Google va scelta con attenzione: Psicologo o Psicoterapeuta a seconda del tuo titolo effettivo, non genericamente "Centro benessere" o categorie affini che magari escono meglio nei risultati locali ma non descrivono cosa fai davvero. Nelle prestazioni elencabili, indica gli ambiti in cui lavori (colloqui individuali, sostegno psicologico, psicoterapia, consulenza di coppia, se è il tuo caso) in modo descrittivo, senza aggettivi che promettano un risultato. "Percorso di sostegno per l'ansia" è informativo. "Risolvi l'ansia in poche sedute" è il tipo di frase che il comma 525 non ammette, oltre a essere semplicemente falsa: nessun percorso terapeutico funziona così, e chi promette tempi certi su un percorso psicologico comunica in modo scorretto prima ancora che vietato.
La descrizione della scheda è lo spazio in cui puoi essere più utile: titolo di studio, eventuale iscrizione all'Ordine con numero, orientamento teorico se lo ritieni rilevante (cognitivo comportamentale, sistemico relazionale, psicodinamico), lingue parlate, se ricevi anche online. Sono informazioni, non promesse. Chi valuta se scriverti sta spesso decidendo se fidarsi di uno sconosciuto con qualcosa di molto personale: più chiarezza gli dai su chi sei professionalmente, meno serve qualsiasi tono persuasivo.
Foto: cosa si può mostrare, e cosa non ha senso mostrare
Le foto utili per uno studio di psicologia non sono quelle di un'attività commerciale. Non servono foto di persone sorridenti che si stringono la mano, non servono composizioni patinate. Servono foto reali dello studio: la sala d'attesa, la stanza dei colloqui, l'ingresso e la targa per chi deve trovare il portone giusto, magari il palazzo visto dalla strada. Sono dettagli piccoli che abbassano l'ansia di chi arriva al primo appuntamento senza sapere cosa aspettarsi, un'ansia molto concreta per chi sta per parlare per la prima volta con uno sconosciuto di cose che non ha mai detto a nessuno.
Una tua foto professionale, non da studio fotografico patinato, aiuta: mettere un volto dietro al nome riduce la distanza del primo contatto. Quello che va escluso categoricamente sono foto o riferimenti, anche indiretti, a pazienti: nessun elemento della scheda deve mai poter essere ricondotto a chi frequenta lo studio, nemmeno con il consenso della persona coinvolta. La riservatezza qui non è un dettaglio di stile, è la base su cui si regge la fiducia in questa professione, lo stesso principio che vale per qualsiasi strumento digitale tu usi in studio, come spieghiamo parlando di privacy e dati sensibili per chi lavora in psicologia.
Orari, domande e risposte, post: i dettagli che tolgono attrito
Orari aggiornati (compresi quelli in cui non rispondi perché sei in seduta), giorni di chiusura, se ricevi anche il sabato: sono informazioni che evitano telefonate a vuoto e messaggi di chi si scoraggia perché non trova risposta. La sezione domande e risposte della scheda è quasi sempre ignorata, ma è il posto giusto per anticipare cosa chiede chi non ha mai fatto un percorso psicologico: si può prenotare solo il primo colloquio senza impegno? Serve l'impegnativa? Si riceve anche online? Scrivere tu stesso le domande più comuni, con risposte informative, evita che restino aperte senza risposta, o che qualcun altro le scriva a modo suo.
I post della scheda possono contenere aggiornamenti reali: un nuovo orario di ricevimento, la disponibilità per un tipo di percorso, la partecipazione a un'iniziativa pubblica di sensibilizzazione. Non servono a farsi pubblicità in senso stretto, servono a mostrare che la scheda è viva e curata, cosa che Google stesso premia con più visibilità nei risultati locali.
Curare la scheda Google è il primo passo, non l'unico. Se vuoi capire come trasformare chi ti trova online in un primo colloquio fissato, senza mai forzare il codice deontologico, possiamo guardare insieme la tua situazione attuale.
Recensioni: perché qui sono un problema diverso da ogni altro settore
In quasi ogni altro settore, le recensioni sono la prima cosa che ti si direbbe di raccogliere in modo sistematico. Per uno studio di psicologia il discorso è più delicato, e va detto con chiarezza invece di aggirarlo: chiedere attivamente una recensione a un paziente, soprattutto durante o subito dopo un percorso, rischia di metterlo in una posizione scomoda, e di far scivolare la comunicazione verso quel tono suggestivo che il codice deontologico vuole evitare. Il solo fatto che qualcuno lasci una recensione con nome e cognome su Google rivela, implicitamente, che è o è stato in terapia: un dato sensibile che quella persona potrebbe non voler rendere pubblico, anche se in buona fede vorrebbe aiutarti.
Quello che puoi fare, correttamente, è rendere facile lasciare una recensione a chi lo desidera spontaneamente (un link diretto alla scheda condiviso via email o messaggio dopo la fine di un percorso, mai durante), senza mai chiedere di scrivere cose specifiche e senza offrire nulla in cambio. E puoi rispondere alle recensioni che arrivano, sempre in modo che non confermi né smentisca nulla sul rapporto professionale: un "grazie per il tuo messaggio" generico va bene, un "sono felice che il percorso per la tua ansia ti abbia aiutato" no, perché conferma pubblicamente che quella persona è stata in cura da te. Le stesse cautele, applicate al di fuori del contesto sanitario, sono il tema di un articolo più generale su come costruire una strategia di recensioni senza forzature.
Il telefono che squilla e nessuno risponde
Qui si gioca una parte enorme del risultato, ed è la parte meno legata alla scheda in sé e più a cosa succede subito dopo. Chi trova la tua scheda Google e decide di chiamare spesso lo fa in un momento in cui ha trovato il coraggio di farlo: se sei in seduta, se sei tra un cliente e l'altro, se semplicemente non senti il telefono, quella chiamata quasi sempre non torna. La persona chiama il numero successivo nella lista, oppure rimanda a data da destinarsi, il che nella pratica vuol dire spesso: mai più.
Non è un problema di volontà o di organizzazione personale: è strutturale, perché fai un lavoro dove sei fisicamente irraggiungibile per gran parte della giornata. Alcuni studi risolvono con una segreteria che richiama entro sera, altri con un sistema che risponde subito, raccoglie il motivo della chiamata e propone un primo appuntamento, senza mai dare indicazioni cliniche, solo organizzative. Ne abbiamo parlato nel dettaglio spiegando come gestire i contatti in arrivo per chi lavora in psicologia, e più in generale in cosa consiste un centralino che risponde al posto tuo senza mai sostituirsi al tuo giudizio clinico.
Cosa fare lunedì mattina
Se sei arrivato fin qui cercando la parte pratica, eccola in ordine di priorità reale, non di facilità:
- Controlla che categoria, orari e numero di telefono sulla scheda siano corretti e aggiornati: è la cosa che richiede meno tempo e ha più effetto immediato.
- Riscrivi la descrizione togliendo ogni aggettivo che promette un risultato, e aggiungi le informazioni che davvero mancano (titolo, iscrizione all'Ordine, modalità online se presente).
- Carica cinque o sei foto reali dello studio e una tua foto professionale, verificando che nessun elemento sia riconducibile a pazienti.
- Scrivi tu tre o quattro domande frequenti nella sezione domande e risposte, con testi informativi.
- Decidi con onestà cosa succede oggi quando arriva una chiamata mentre sei occupato, e se quella risposta ti soddisfa davvero.
Nessuno di questi punti richiede un investimento importante, e nessuno promette risultati che non può mantenere: sono correzioni di base che qualsiasi studio dovrebbe avere a posto prima di pensare a qualsiasi altra forma di visibilità. Se la scheda è curata ma le chiamate continuano a perdersi, o se i primi contatti che arrivano online non bastano a riempire l'agenda, il problema si sposta su un sistema di acquisizione più ampio: è il lavoro che facciamo con gli studi professionali nella nostra attività di lead generation, sempre dentro i limiti di comunicazione che la tua professione impone, mai forzandoli per fare numero.
Non esiste una scorciatoia che aggiri il comma 525 o il codice deontologico, e non dovrebbe esistere: chi cerca uno psicologo merita informazioni chiare, non un annuncio pubblicitario. Ma dentro quei limiti resta molto lavoro reale da fare, ed è quello che fa la differenza tra una scheda Google abbandonata e una che porta davvero le persone giuste a scrivere.
Domande frequenti
Posso rispondere alle recensioni negative su Google senza violare la riservatezza dei pazienti?
Sì, ma la risposta deve restare generica: non confermare né smentire mai che la persona sia stata in cura da te, non entrare nel merito del percorso. Un ringraziamento neutro o una disponibilità a chiarire in privato bastano, e proteggono sia te sia chi ha scritto.
Cosa posso scrivere nella descrizione della scheda Google senza violare il comma 525?
Informazioni funzionali: titolo di studio, iscrizione all'Ordine, ambiti in cui lavori, orientamento teorico, modalità di ricevimento. Niente aggettivi che promettano un risultato o creino urgenza: la comunicazione sanitaria deve restare informativa, mai suggestiva.
Conviene chiedere recensioni ai pazienti in terapia?
No, non in modo attivo durante il percorso: rischia di mettere la persona in una posizione scomoda e di scivolare in una comunicazione suggestiva. Meglio rendere semplice lasciare una recensione a chi lo desidera spontaneamente, senza mai sollecitarla nel merito clinico.
Le foto dello studio servono o basta una descrizione testuale?
Le foto reali (sala d'attesa, stanza dei colloqui, ingresso) aiutano molto: riducono l'ansia di chi arriva al primo appuntamento senza sapere cosa aspettarsi. Vanno escluse categoricamente foto o riferimenti riconducibili a pazienti, anche con il loro consenso.
Cosa succede se non rispondo al telefono quando arriva una chiamata dalla scheda Google?
Nella maggior parte dei casi la persona chiama il numero successivo nella lista o rimanda a data da destinarsi, il che spesso significa che non richiama più. È un punto strutturale per chi lavora in seduta gran parte della giornata, non un problema di organizzazione personale.
Se hai sistemato la scheda ma continui a perdere chiamate mentre sei in seduta, o se i primi contatti che arrivano non bastano a riempire l'agenda, parliamone: costruiamo sistemi di acquisizione pensati per studi professionali, dentro i limiti della comunicazione sanitaria, mai forzandoli.