Consent Mode v2 nel 2026: cos'è, come funziona e cosa cambia dal 15 giugno
Lettura 8 min · AstraLoop Studio
Se gestisci campagne Google Ads o guardi i report di GA4, il 15 giugno 2026 è una data che ti riguarda. Da quel giorno Google ha cambiato in modo silenzioso ma profondo il modo in cui Analytics e Google Ads si scambiano i dati: il vecchio interruttore Google Signals non comanda più il flusso verso la pubblicità. A decidere cosa passa e cosa no è ora un solo meccanismo, il Consent Mode v2.
Per una PMI la conseguenza è concreta. Se il tuo banner dei cookie non invia i segnali di consenso nel modo giusto, conversioni, audience di remarketing e segnali per lo Smart Bidding possono spegnersi senza che nessuno se ne accorga, e questa volta senza rete di salvataggio. In questa guida vediamo cos'è il Consent Mode v2, come funziona davvero, cosa è cambiato il 15 giugno e come restare conforme a GDPR e DMA senza buttare via metà dei tuoi dati.

Cos'è il Consent Mode v2, spiegato semplice
Il Consent Mode v2 non è uno strumento di tracciamento in più. È un ponte tecnico tra il tuo banner dei cookie (la CMP, cioè la Consent Management Platform) e i tag di Google (GA4, Google Ads, Floodlight). Ogni volta che un utente accetta o rifiuta i cookie, la CMP traduce quella scelta in segnali che i tag leggono per capire cosa possono fare e cosa no.
Un esempio pratico. Un utente rifiuta i cookie sul tuo e-commerce: la CMP invia ai tag di Google i segnali su "negato", e da lì Google decide se raccogliere qualcosa in forma anonima oppure niente del tutto. È tutto qui il ruolo del Consent Mode, ma è un ruolo che decide quanti dati vedi alla fine del mese.
La versione v2 è arrivata per adeguarsi al Digital Markets Act (DMA, Regolamento UE 2022/1925), la norma europea che tratta Google come "gatekeeper" e gli impone di ottenere un consenso esplicito prima di usare i dati per la pubblicità. Dal marzo 2024 il Consent Mode v2 è di fatto obbligatorio per chiunque faccia campagne rivolte a utenti dello Spazio Economico Europeo e del Regno Unito: senza, remarketing e audience si svuotano. Resta comunque il GDPR (Regolamento UE 2016/679) a governare come raccogli e giustifichi quel consenso, con le linee guida cookie del Garante Privacy come riferimento operativo in Italia.
Rispetto alla versione precedente, la v2 ha aggiunto due parametri di consenso ai due già esistenti. Sono quattro segnali, ognuno con un compito preciso:
| Parametro | Cosa autorizza |
|---|---|
| analytics_storage | Memorizzazione dei dati analitici: cookie di GA4, sessioni, comportamento sul sito. |
| ad_storage | Memorizzazione dei dati per la pubblicità: cookie e identificatori usati da Google Ads. |
| ad_user_data (nuovo in v2) | Invio dei dati dell'utente a Google per finalità pubblicitarie. |
| ad_personalization (nuovo in v2) | Uso dei dati per pubblicità personalizzata e remarketing. |
Modalità base o avanzata: la scelta che decide quanti dati perdi
Il Consent Mode v2 si può implementare in due modi, e la differenza non è tanto tecnica quanto pratica: cambia quanti dati riesci a recuperare dagli utenti che non danno il consenso.
Modalità base
Nella modalità base i tag di Google non partono finché l'utente non accetta. Chi rifiuta i cookie diventa invisibile: nessun dato raccolto, nessun segnale inviato, nemmeno anonimo. È la configurazione più prudente sul piano privacy, ma anche quella che ti fa perdere di più, perché in media una fetta importante dei visitatori rifiuta o ignora il banner.
Modalità avanzata
Nella modalità avanzata i tag si caricano subito, ma in uno stato di consenso negato. Per chi non ha accettato, Google invia dei ping anonimi e senza cookie, cioè senza identificatori personali, che alimentano la modellazione delle conversioni: un modello di machine learning stima le conversioni mancanti dei non consenzienti a partire dai comportamenti di chi ha accettato. In pratica recuperi una parte dei dati che la modalità base perde del tutto.
C'è però una domanda legale da non ignorare: inviare ping, anche anonimi, da utenti che non hanno acconsentito può essere considerato un trattamento di dati. Prima di scegliere la modalità avanzata conviene passarne i dettagli al tuo DPO o a un consulente privacy, per valutarla alla luce del GDPR e della Direttiva ePrivacy nel tuo caso specifico. Questa guida ha taglio informativo e non sostituisce una valutazione legale.

Cosa è cambiato davvero il 15 giugno 2026
Fino a quel giorno, due leve controllavano il passaggio dei dati da GA4 a Google Ads: l'interruttore Google Signals nelle impostazioni di Analytics e il parametro ad_storage del Consent Mode. Dal 15 giugno 2026 le leve diventano una sola.
Ecco la sintesi del prima e dopo:
| Aspetto | Prima del 15 giugno 2026 | Dopo il 15 giugno 2026 |
|---|---|---|
| Chi controlla i dati verso Google Ads | Google Signals più ad_storage | Solo i parametri del Consent Mode (ad_storage, ad_user_data, ad_personalization, analytics_storage) |
| Ruolo di Google Signals | Governa anche il flusso pubblicitario | Limitato ai soli report comportamentali di GA4 sugli utenti loggati |
| Se disattivi Google Signals | Blocchi il passaggio dei dati a Ads | Non blocca più nulla: se ad_storage è concesso, i dati passano lo stesso |
| Personalizzazione degli annunci | Impostazioni multiple dentro GA4 | Unico parametro ad_personalization gestito da Google Ads |
Tradotto: Google Signals non è più la tua rete di sicurezza. Prima, anche con un Consent Mode configurato male, il toggle di Signals poteva ancora reggere una parte del tracciamento. Ora no. Se il banner non fa scattare correttamente ad_storage e gli altri parametri, i dati semplicemente non arrivano a Google Ads, e con loro spariscono conversioni misurate, liste di remarketing e i segnali che nutrono lo Smart Bidding.
Da segnalare anche due dettagli tecnici. La personalizzazione degli annunci si sposta sul solo parametro ad_personalization gestito lato Google Ads, e gli indirizzi IP raccolti dal Google tag vengono cifrati e instradati verso l'account Ads collegato. Il consenso pubblicitario, inoltre, ora include in blocco anche il collegamento tra dispositivi: chi accetta abilita l'intero pacchetto di funzioni pubblicitarie, senza un controllo separato sul tracciamento multi-device.
Non sai se il tuo Consent Mode trasmette i segnali giusti dopo il 15 giugno? Richiedi un check del tracciamento: ti diciamo dove stai perdendo dati e come chiudere i buchi.
Come restare conforme senza perdere dati: la checklist
La buona notizia è che il rimedio non richiede di stravolgere il sito. Richiede però di verificare che la catena tra consenso e tag funzioni davvero, cosa che in molte PMI non è mai stata testata sul serio. Ecco i passaggi che contano.
- Usa una CMP compatibile con Google. Il banner deve essere una Consent Management Platform in grado di trasmettere i quattro segnali del Consent Mode. Le CMP che lavorano con il TCF hanno avuto tempo fino al 28 febbraio 2026 per migrare al TCF v2.3: verifica di essere in regola con la versione corretta.
- Controlla che i parametri scattino davvero. Con la modalità anteprima di Google Tag Manager o con un'estensione di debug, verifica che al consenso ad_storage, ad_user_data e ad_personalization passino da "negato" a "concesso". È qui che si nasconde la maggior parte dei buchi.
- Valuta la modalità avanzata. Se il tuo DPO la ritiene compatibile con il tuo contesto, la modalità avanzata recupera parte delle conversioni dei non consenzienti tramite modellazione. Per molte PMI è la differenza tra dati utilizzabili e dati a metà.
- Rinforza il tracciamento a monte. Un tracciamento lato server e le conversioni avanzate rendono la misurazione più resistente alla perdita di cookie e consenso, perché non dipendono solo dal browser.
- Sposta il baricentro sui tuoi dati. Meno ti affidi ai cookie di terze parti, meno questi cambi ti fanno male. Costruire una base di dati di prima parte e collegare le conversioni offline dal CRM ti dà un tracciamento che resiste alle giravolte di Google.
- Testa, non dare per scontato. Se non hai mai verificato che GA4 sia configurato in accordo con il consenso, questo è il momento. Un test di mezz'ora oggi vale più di tre mesi di dati sballati.
Tre errori che vediamo più spesso
Quando mettiamo mano al tracciamento di un cliente, gli stessi problemi si ripetono. Vale la pena conoscerli in anticipo.
- Il banner "finto conforme". Mostra la scelta all'utente ma non collega davvero il consenso ai tag. Graficamente sembra tutto a posto, però i parametri restano bloccati e i dati non partono mai.
- Consenso raccolto e mai trasmesso. L'utente accetta, ma la CMP non aggiorna lo stato dei parametri di Google. È il caso più insidioso, perché sembra che tutto funzioni finché non controlli i segnali uno per uno.
- Zero test dopo ogni modifica al sito. Un aggiornamento del tema, un plugin nuovo, una modifica al GTM: basta poco per rompere la catena. Chi non ritesta dopo i cambi scopre i buchi mesi dopo, quando i dati sono già persi.
Cosa rischi se lasci le cose come stanno
Ignorare il cambio ha due facce, e nessuna delle due è comoda. Sul lato conformità, un consenso raccolto o trasmesso male ti espone a contestazioni sotto GDPR e DMA. Sul lato business, il danno è più subdolo: le campagne continuano a girare, ma con dati parziali. Lo Smart Bidding ottimizza su conversioni che vede a metà, le audience di remarketing si assottigliano, i report raccontano una realtà distorta e tu prendi decisioni su numeri sbagliati. È il tipo di problema che non fa rumore finché non guardi il costo per acquisizione salire senza una ragione apparente.
Per questo conviene trattare il tracciamento non come un adempimento tecnico una tantum, ma come un sistema da tenere in salute. Se vuoi il quadro completo, dalla configurazione degli eventi alla misurazione end to end, parti dalla nostra guida completa al tracciamento delle conversioni. Il Consent Mode v2 è solo un tassello: un tracciamento affidabile è la base su cui poggia qualsiasi sistema di acquisizione clienti che funzioni davvero, perché senza dati puliti ogni euro investito in advertising lavora al buio.
Domande frequenti
Il Consent Mode v2 è obbligatorio?
Di fatto sì per chi fa campagne Google Ads rivolte a utenti dello Spazio Economico Europeo e del Regno Unito: dal marzo 2024 serve per via del Digital Markets Act e della EU User Consent Policy di Google. Senza, remarketing e audience si svuotano.
Cosa cambia esattamente dal 15 giugno 2026?
Google Signals non controlla più il flusso di dati da GA4 verso Google Ads. Il controllo passa ai quattro parametri del Consent Mode (ad_storage, ad_user_data, ad_personalization, analytics_storage), mentre Signals resta solo per i report comportamentali di GA4 sugli utenti loggati.
Devo ancora tenere attivo Google Signals?
Puoi, ma il suo ruolo è ridotto ai report su utenti loggati dentro GA4. Non è più una leva pubblicitaria né una rete di sicurezza sul tracciamento verso Google Ads: quel compito ora è tutto del Consent Mode.
Meglio la modalità base o avanzata?
La base è più prudente ma perde del tutto i non consenzienti. L'avanzata recupera parte delle conversioni tramite modellazione, inviando ping anonimi. Valuta l'avanzata con il tuo DPO alla luce di GDPR e Direttiva ePrivacy prima di attivarla.
Perderò conversioni con questo cambiamento?
Solo se il consenso non viene trasmesso correttamente. Con una CMP compatibile e i parametri verificati mantieni la misurazione. Il rischio riguarda soprattutto chi ha configurazioni mai testate, che prima si appoggiavano a Google Signals.
Il Consent Mode v2 basta per essere a norma GDPR?
No. È lo strato tecnico che comunica il consenso a Google. La conformità dipende da come raccogli e documenti quel consenso secondo il GDPR e le linee guida cookie del Garante Privacy. Questo contenuto è informativo e non è consulenza legale.
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